giovedì 26 maggio 2016

SISTEMA IMPRESA

18-04-2013

La bilateralità nel processo di certificazione delle competenze

Tazza: "Solo con le certificazioni si facilita realmente la mobilità di persone e processi produttivi".




La certificazione delle competenze è la strada da perseguire per integrare meglio i sistemi di istruzione, formazione e lavoro, oltre ad essere uno strumento fondamentale per i datori di lavoro. Ce ne spiega la necessità il presidente Berlino Tazza.

 

Presidente, cosa rende la certificazione delle competenze uno strumento oggi così importante per le imprese?

La certificazione delle competenze individuali è senz’altro una delle strade da perseguire per il rilancio delle politiche attive del lavoro nel nostro paese. In un momento in cui le imprese faticano ad assumere, le poche aziende che possono farlo vanno messe nelle condizioni di intercettare con maggiore consapevolezza le competenze e le abilità di cui realmente necessitano. Attualmente, gli imprenditori non hanno strumenti adeguati per riconoscere nei candidati le reali competenze in loro possesso, poiché non sempre i curricula sono pienamente rappresentativi del livello di know how acquisito e sviluppato. La certificazione delle competenze, invece, contribuisce a colmare il gap informativo tra chi cerca lavoro e chi lo offre. Solo così il datore di lavoro individua il lavoratore che calza perfettamente ai propri fabbisogni, adempiendo in questo modo alla finalità ultima: avere un’azienda più competitiva sul mercato. Le certificazioni, poi, dovrebbero rifarsi a uno standard europeo per creare un linguaggio comune da spendere in contesti territoriali più ampi e, di conseguenza, facilitare la mobilità di persone e processi produttivi.

 

A suo parere, questa nuova normativa rispetta le reali esigenze delle aziende?

Non esattamente. A nostro avviso, il successo del processo di certificazione delle competenze dipende dal coinvolgimento attivo sia dei soggetti pubblici che di quelli privati. La partecipazione delle parti sociali - nonostante fosse stata contemplata dall’OCSE, dalla Commissione europea, dalle Linee guida per la formazione e, recentemente, dalla Riforma del lavoro (Legge 92/2012) - non è esplicitata nel d.lgs 13/2013 che attua il percorso di certificazione delle competenze. Nella costituzione di un sistema nazionale di certificazione le parti sociali possono invece svolgere un ruolo fondamentale. Crediamo che la bilateralità, proprio perché luogo di sintesi tra mondo datoriale e mondo sindacale, sia la sede più opportuna da cui possono emergere  contributi significativi sia in termini di contenuto che di strumenti.

 

Presidente, ci spieghi meglio in che modo la bilateralità può offrire un valido contributo alla certificazione delle competenze.

La risposta è semplice. Il sistema associativo di Sistema Commercio e Impresa vive quotidianamente a stretto contatto con le imprese, prende coscienza delle loro problematiche e offre le giuste soluzioni attraverso i propri strumenti operativi: il fondo interprofessionale per la formazione continua, Formazienda, e l’ente bilaterale del terziario, Ebiten. I due enti sono qualificati per far parte del processo di certificazione delle competenze. L’Ebiten perché è nella sua natura asseverare processi; Formazienda perché è il naturale promotore e finanziatore del lifelong learning, quale principio di apprendimento permanente come diritto alla persona, che costituisce proprio la base della certificazione delle competenze.

 




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