martedì 30 agosto 2016

SISTEMA IMPRESA

24-05-2013

Pubblico e privato insieme per evitare sprechi

Tazza: «Le risorse vanno destinate a specifiche esigenze di settore e di territorio»




Il Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale della Confederazione, nelle sue linee di programmazione triennale attualmente in vigore, ha previsto di finanziare piani formativi in collaborazione con altri enti pubblici.

Questa modalità, sperimentata da Formazienda con Regione Lombardia, e definita best practice nel rapporto sulla formazione continua che il ministero del Lavoro presenta annualmente al parlamento, è quanto mai attuale. Sta, infatti, riscontrando notevole interesse tra gli enti locali, in primis tra le regioni, dato che, oltre a un utilizzo virtuoso delle risorse pubbliche, consente di finanziare percorsi di aggiornamento, riqualificazione e riconversione per un maggior numero di addetti in forza nelle imprese del tessuto produttivo italiano.

L’integrazione delle risorse tra pubblico e privato in ambito formativo consente infatti un utilizzo virtuoso delle stesse evitando inutili sprechi. Così si incide più efficacemente sulla competitività delle imprese. Ne abbiamo parlato con il presidente di Sistema Commercio e Impresa, Berlino Tazza.

 

Presidente, perché Sistema Commercio e Impresa, di concerto con Confsal, ha percorso da subito la strada dell’integrazione delle risorse con il pubblico?

Per tre motivi. Primo, abbiamo ritenuto che l’integrazione di risorse consentisse di sostenere in modo più efficace l’occupabilità dei lavoratori. Secondo, perché consente di evitare una concentrazione degli interventi formativi su target analoghi. Infine, considerata la rappresentatività della confederazione, costituita principalmente da micro imprese, perché così si raggiungono figure tipicamente escluse dall’attività dei fondi interprofessionali. Ci riferiamo al target dei datori di lavori che possono così essere inclusi non solo in percorsi formativi ma anche di consulenza.

 

Questa integrazione di risorse tra pubblico e privato può definirsi una prassi consolidata?

La centralità del processo d’integrazione è stata sancita da numerose intese tra governo, regioni, province e parti sociali, pertanto può definirsi, se non consolidata, certamente un modus operandi acquisito.

Vorrei invece rilevare che oggi, causa il perdurare della crisi, si sta passando da una logica di complementarietà di interventi ad una logica di tipo addizionale concentrando le risorse su analoghi segmenti “critici”.

 

Quale direzione prenderà questo processo d’integrazione?

Nel dialogo instaurato con diverse regioni si fa strada con forza la volontà di agganciare le risorse a specifiche esigenze di target, di territori, di settori o di qualsiasi altro tipo di cluster da sostenere con azioni formative. Convergiamo sulla necessità che lo sviluppo competitivo del sistema economico passi attraverso il coinvolgimento dei diversi ambiti dell’impresa, dai dipendenti ai consulenti fino agli imprenditori stessi. Oggi l’integrazione reclama la costruzione di strumenti e servizi sempre più sofisticati, secondo una logica di rete coordinata tra i soggetti che erogano servizi e risorse. In questo modo il concetto di “complementarietà” degli interventi può essere ridefinito in una nuova dimensione di sistema.




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