sabato 25 giugno 2016

SISTEMA IMPRESA

04-03-2014

Chiuse 111mila aziende nel 2013, + 7,3% rispetto al 2012

Tazza. “Fermare questa moria, leggi e misure per le imprese”




 

Titolo Chiuse 111mila aziende nel 2013, + 7,3% rispetto al 2012
Sottotitolo Tazza. “Fermare l’emorragia, leggi e misure per le imprese”
Tweet: 111mila #imprese chiuse nel 2013, Tazza: “è ora che l’#Italia ricominci la sua corsa”
@Cerved
Il panorama delineato dai dati Cerved, l’agenzia che si occupa di analisi delle imprese e della valutazione a rischio di credito, è sempre più desolante. 
 
Fallimenti in aumento del 12%
Complessivamente si contano 111mila chiusure aziendali, il 7,3% in più rispetto al 2012. 
Nel 2013 erano 14mila i fallimenti, il 12% in più rispetto al 2012, un boom di concordati preventivi (+103% sempre rispetto al 2012). Il fenomeno della chiusura è in forte aumento in tutti i settori e in tutte le aree del Paese, e riguarda anche quei segmenti in cui nel 2012 si erano visti segnali di miglioramento come l’industria.
Il 2013, strage delle aziende fra liquidazioni e fallimenti
Nel 2013 si contano inoltre circa 3mila procedure concorsuali non fallimentari, il massimo da oltre un decennio e il 53,8% in più rispetto all’anno precedente. Il concordato in bianco, misura che consente alle imprese di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di preparare un piano di risanamento, ha visto nell’intero 2013 più di 4.400 domande. Il 2013 è stato anche l’anno in cui si è registrato il record negativo delle liquidazioni volontarie: hanno chiuso l’attività 94mila aziende, il 5,6% in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 7% tra le vere società di capitale, cioè quelle che hanno depositato almeno un bilancio valido nel triennio precedente alla liquidazione.
Panorama italiano
A livello territoriale i fallimenti mostrano una forte accelerazione in Emilia Romagna (+25%) e in Trentino Alto Adige (+21%) e un incremento a tassi a due cifre in Veneto (+16%) e in Friuli (+14%). Crescono anche i fallimenti nelle regioni del Centro (+13%) e del Sud (+10%): qui i maggiori aumenti si registrano in Toscana (+18%) e nel Lazio (+13%), mentre nel Mezzogiorno l’aumento registrato in Sicilia (+27%) viene in parte attenuato dal calo delle procedure in Abruzzo (15%) e Basilicata (+3%). Nel Nord Ovest i fallimenti superano quota 4mila (+8% rispetto al 2012): pesa soprattutto l’aumento della Lombardia (+12%), mentre in Piemonte si registra un incremento molto più modesto (+2%). Fallimenti in calo in Liguria (-8%) e in Valle d’Aosta.
Tazza: «Agire nel concreto: sbloccare i debiti della PA, investire, ridurre il cuneo fiscale»
«Soltanto leggi strategiche studiate da un governo di alto profilo possono cercare di risolvere la situazione e fermare una crisi senza precedenti.  Il quadro drammatico segnala un numero di fallimenti che avranno gravi ripercussioni anche nei prossimi anni. Per questo è necessario agire nel concreto: sbloccare i debiti della Pubblica Amministrazione, ridurre il cuneo fiscale, agevolare gli investimenti di cui hanno bisogno le imprese, potenziare i confidi e semplificare la macchina burocratica. La strada da seguire è stata più volte segnalata, è arrivato il momento di intraprenderla. È ora che l’Italia ricominci a correre».

 


Il panorama delineato dall'analisi sulle imprese è sempre più desolante.
Complessivamente si contano 111mila chiusure aziendali, il 7,3% in più rispetto al 2012. Nel 2013 erano 14mila i fallimenti, il 12% in più rispetto al 2012, un boom di concordati preventivi (+103% sempre rispetto al 2012). Il fenomeno della chiusura è in forte aumento in tutti i settori e in tutte le aree del Paese, e riguarda anche quei segmenti in cui nel 2012 si erano visti segnali di miglioramento come l’industria.

 


Il 2013, strage delle aziende fra liquidazioni e fallimenti



Nel 2013 si contano inoltre circa 3mila procedure concorsuali non fallimentari, il massimo da oltre un decennio e il 53,8% in più rispetto all’anno precedente. Il concordato in bianco, misura che consente alle imprese di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di preparare un piano di risanamento, ha visto nell’intero 2013 più di 4.400 domande. Il 2013 è stato anche l’anno in cui si è registrato il record negativo delle liquidazioni volontarie: hanno chiuso l’attività 94mila aziende, il 5,6% in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 7% tra le vere società di capitale, cioè quelle che hanno depositato almeno un bilancio valido nel triennio precedente alla liquidazione.

 


Panorama italiano

 


A livello territoriale i fallimenti mostrano una forte accelerazione in Emilia Romagna (+25%) e in Trentino Alto Adige (+21%) e un incremento a tassi a due cifre in Veneto (+16%) e in Friuli (+14%). Crescono anche i fallimenti nelle regioni del Centro (+13%) e del Sud (+10%): qui i maggiori aumenti si registrano in Toscana (+18%) e nel Lazio (+13%), mentre nel Mezzogiorno l’aumento registrato in Sicilia (+27%) viene in parte attenuato dal calo delle procedure in Abruzzo (15%) e Basilicata (+3%). Nel Nord Ovest i fallimenti superano quota 4mila (+8% rispetto al 2012): pesa soprattutto l’aumento della Lombardia (+12%), mentre in Piemonte si registra un incremento molto più modesto (+2%). Fallimenti in calo in Liguria (-8%) e in Valle d’Aosta.

 


Tazza: «Agire nel concreto: sbloccare i debiti della PA, investire, ridurre il cuneo fiscale»

 

«Soltanto leggi strategiche studiate da un governo di alto profilo possono cercare di risolvere la situazione e fermare una crisi senza precedenti.  Il quadro drammatico segnala un numero di fallimenti che avranno gravi ripercussioni anche nei prossimi anni. Per questo è necessario agire nel concreto: sbloccare i debiti della Pubblica Amministrazione, ridurre il cuneo fiscale, agevolare gli investimenti di cui hanno bisogno le imprese, potenziare i confidi e semplificare la macchina burocratica. La strada da seguire è stata più volte segnalata, è arrivato il momento di intraprenderla. È ora che l’Italia ricominci a correre».

 

 

(fonte Cerved)

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