mercoledì 24 agosto 2016

SISTEMA IMPRESA

05-03-2014

Ue retrocede l’Italia: poca competitività e innovazione

Tazza: ”Il futuro del Paese passa da ricerca e innovazione”




Il rapporto della Commissione Ue sulle politiche macroeconomiche dell’Unione europea, presentato in tarda nottata a Bruxelles, parla chiaro. L’Italia non brilla per competitività e innovazione, mostra riforme poco ambiziose e poco efficaci.

 

Il rapporto sulle politiche macroeconomiche dell’Ue

 

Nessuna regione italiana figura tra quelle che il rapporto definisce «innovation leader», e cioè con una capacità innovativa molto superiore alla media Ue. Le regioni più innovative fanno parte degli otto stati membri, ovvero Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Svezia e Regno Unito. Piemonte, Friuli ed Emilia Romagna figurano nel secondo gruppo («innovation followers», con una media pari o leggermente superiore alla media Ue). Tutte le altre - dal Nord al Sud senza distinzione - rientrano nella terza categoria («moderate innovators», cioè con una media inferiore alla media Ue).

 

La situazione al Sud

 

Al Sud la situazione è meno drammatica di quanto si potrebbe pensare. Tutte le regioni meridionali – fatta eccezione per la Puglia -  hanno visto tassi di crescita pari a quelli del Nord. La Campania investe più fondi pubblici in ricerca e sviluppo (90-120% della media Ue) di quanto facciano le regioni del Nord (50-90% della media Ue), ad eccezione del Trentino.

Campania e Calabria mostrano buone percentuali di imprese che innovano “in-house” (90-120% della media Ue), il Nord (ad eccezione del Trentino-Alto Adige) è nella fascia superiore (oltre il 120% della media Ue). Nessuna regione è nell’ultima fascia (meno del 50% della media Ue). Campania e Calabria sono più o meno alla pari di Lombardia e Piemonte quanto a quota di innovazioni nel marketing e nell’organizzazione (90-120% della media Ue). Campania e Abruzzo sono nella stessa categoria della Lombardia quando a spesa per ricerca e sviluppo nel settore delle imprese in rapporto al Pil (50-90% della media Ue). Fanalini di coda sono le altre regioni del Sud ma anche Umbria e Marche. Al Sud resta comunque bassa la percentuale della popolazione tra i 25 e i 64 anni che abbia completato studi universitari, fermandosi sotto il 50% della media Ue. 

 

Il confronto con gli altri paesi europei

 

Da rapporto si evince che tra il 2004 e il 2010 l’Italia ha registrato un miglioramento del 6,3%, mentre Paesi già avanzati come l’Austria e l’Olanda hanno migliorato del 22,2%, Francia e Gran Bretagna dell’11,1%, la Danimarca del 26,7%.

Pesa però anche il modo in cui sono stati utilizzati i fondi strutturali Ue: la Danimarca, in prima posizione, li utilizza quasi per l’80% per ricerca e sviluppo tecnologico, per l’Italia questa percentuale è sotto il 30 per cento.

 

Tazza: «È necessario un cambiamento di mentalità» 

 

«Fa molto piacere assistere al progresso innovativo del Sud Italia, che può essere un’interessante chiave di lettura per l’intero Paese. È fondamentale comprendere che il futuro dell’Italia si gioca sull’innovazione, proprio per questo chiediamo a coloro che hanno la responsabilità di governo di impostare un piano di lungo periodo per la ricerca e per l’innovazione, in quei settori più promettenti come informatica, internet, business, energia e biomedicina. È necessario favorire un sostegno concreto alle imprese  innovatrici perché solo così si potrà garantire all’Italia un futuro fra i leader mondiali dell’economia».

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