venerdì 01 luglio 2016

SISTEMA IMPRESA

31-07-2014

La crisi economica rivoluziona i comportamenti d’acquisto

Tazza: «È ora di cambiare approccio, bisogna puntare su servizi innovativi»




Dalla bancarotta delle Lehman Brothers, che ha dato inizio alla crisi economica, sono passati ormai quasi sette anni. Dopo quell’evento, vero e proprio spartiacque del panorama economico mondiale, sono scaturiti molteplici cambiamenti paradigmatici.

 

Secondo i dati dell’Osservatorio Indicod-Ecr, infatti, a essere cambiati sono proprio i comportamenti d’acquisto degli italiani, soprattutto del settore Non Food e, di conseguenza, sulle possibili prospettive per il settore del retail. Dal report è emerso che la crisi è stata completamente metabolizzata dalle persone, le quali oggi ridisegnano le proprie aspirazioni in termini di livelli di spesa, di strumenti per cercare, raccogliere e confrontare le informazioni, nonché di nuovi luoghi dove vivere esperienze d’acquisto accattivanti.

La gente ha interiorizzato la crisi, in pratica, ci siamo abituati alla situazione e abbiamo rivisto i nostri riferimenti di spesa. Gli studiosi dell’Osservatorio prevedono che, dopo tre anni dall’eventuale ripresa prospettata già da quest’anno, solo il 19% dei consumatori riprenderà ad effettuare acquisti come prima della crisi, mentre l’81% limiterà ancora i propri acquisti e consumi. Quindi le esperienze degli ultimi cinque o sei anni di incertezze e rinunce hanno lasciato un segno così profondo che abbiamo imparato a conviverci, disegnando, appunto, una nuova normalità e una nuova esperienza di acquisto.

 

Negli ultimi anni, in Italia, i volumi di spesa hanno subìto una contrazione del 1,2% a valori correnti, mentre in termini reali il calo raggiunge il 2,5%. La crisi sia stata metabolizzata anche se questo non significa certo che si vada verso una ripresa espansiva dei consumi.

 

Oltre alla contrazione, si sta verificando una metamorfosi nei comportamenti d’acquisto, dovuta sicuramente ai cambiamenti sociali ed economici (per il 54% degli intervistati) ma anche per la mutazione e sviluppo della tecnologia e degli strumenti digitali (per il 29,4%). Oggi le persone cercano online le informazioni sui prodotti servizi prima dell’acquisto, attraverso il web e il passaparola; confrontano i prezzi e le offerte tra varie fonti e si fanno consigliare da  altri consumatori.

 

Abbiamo posto al presidente di Sistema Commercio e Impresa Berlino Tazza, alcune domande a riguardo.

 

Presidente, il comparto non sottolinea soltanto questi cambiamenti. I dati dell’Osservatorio qui descritti, infatti, mostrano cambiamenti radicali che scardinano le tradizionali modalità di shopping. Su cosa devono puntare i commercianti?

 

Vede, nonostante una crescita dell’e-commerce, bisogna comunque considerare che per l’acquisto finale i clienti privilegiano ancora il punto vendita fisico. Per il futuro saranno preferiti quei negozi che saranno in grado di migliorare quella che oggi viene chiamata experience in-store. I titolari dovranno inoltre saper proporre ai propri clienti servizi innovativi quali, ad esempio, il wifi gratuito nel negozio, oppure la pubblicità sullo smartphone. Ben vengano anche le attività legate a coupon scontati o l’utilizzo della tecnologia per i pagamenti via mobile. Nonostante la crisi e le difficoltà di questi ultimi anni, bisogna comunque sottolineare che l’esperienza dello shopping continua a resistere.

 

Prendiamo spunto da questi dati per parlare della situazione attuale e fare un flash sull’andamento dei saldi estivi.

 

Abbiamo sentito il parere di molti commercianti aderenti alla nostra confederazione. A partire dal 5 luglio, data di inizio della stagione promozionale estiva, la situazione pare migliorata dal momento gli incassi hanno infatti registrato una piccola percentuale di crescita rispetto agli altri anni. È necessario, però, considerare alcuni fattori che hanno condizionato le vendite e quindi impattato anche sulle logiche dei saldi. A causa dei cambiamenti climatici dell'ultimo decennio, l'autunno arriva praticamente con un mese di ritardo (a ottobre) e la stessa cosa vale per la primavera (ad aprile). Nei mesi di settembre e marzo le vendite non partono, proprio a causa del clima della nuova stagione che tarda ad arrivare. Oltre a questa prima stagnazione, con l'attuale periodo dei saldi (gennaio/febbraio - luglio/agosto) i commercianti sono obbligati ad iniziare gli sconti in un periodo in cui la merce si venderebbe comunque. Sono questi i fenomeni da considerare oggi, il settore del commercio deve sapersi adeguare ai cambiamenti per meglio proporsi sul mercato.

 

 

 

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