venerdì 29 luglio 2016

SISTEMA IMPRESA

03-12-2014

Legge di stabilità. Possibile aumento dell’IVA fino al 25,5% nel 2018

Tazza: «Le conseguenze sarebbero pesanti per imprese e famiglie, con un’ulteriore contrazione dei consumi»




Il via libera alla legge di stabilità porta con sé un’amara sorpresa che, se confermata, porterà delle conseguenza pesanti: in pratica, per offrire adeguate garanzie a Bruxelles, il testo dell'ex Finanziaria ha previsto un possibile aumento dell'aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto (13%) nel 2017. Mentre l'attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018.

 

 

In sintesi:

  • 2016  L’Iva (oggi al 22%) ordinaria passerà al 24%. L’Iva agevolata (oggi è al 10%) salirà al 12%.

 

  • 2017 L’Iva ordinaria salirà al 25%. L’Iva agevolata sarà vicina al 13%.

 

  • 2018 L’Iva ordinaria salirà 25,5%. L’Iva agevolata resterà ferma "in zona" 13%.

 

Per il momento si tratta di misure inserite nelle clausole di salvaguardia della "Finanziaria", destinate a scattare automaticamente solo se non verranno raggiunti determinati obiettivi di bilancio e di spending review. Ovvero, solo nel caso che il 2015 si chiuda senza aver ottenuto risparmi sufficienti ai saldi di bilancio.

Secondo le regole Ue previste dal fiscal compact, infatti, il deficit pubblico non deve superare il 3% e l'Esecutivo deve poter garantire la capacità di un gettito extra.

(fonte Il Sole24Ore)

 

 

«Occorre maggiore chiarezza e puntualità in merito» spiega Berlino Tazza, presidente di Sistema Commercio e Impresa. «L'incremento dell’Iva potrebbe determinare un crollo dei consumi delle famiglie italiane di circa 60 miliardi di euro nel triennio 2016-2018. L'aumento dell'imposta andrebbe a colpire la maggior parte dei beni e dei servizi, pur avendo come obiettivo l'aumento del gettito nelle casse dello Stato che, tra l’altro diventerebbe dubbio. In pratica: a rischio sarebbero i consumi degli italiani poiché i cittadini subirebbero un rincaro dei prezzi del 2,5 per cento circa per il 2018.

Le conseguenze, a peggiorare ulteriormente la situazione già precaria, sarebbero pesanti: ulteriore calo dei consumi, contrazione del reddito, chiusura di imprese  e riduzione dell'occupazione».

 

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