giovedì 25 agosto 2016

SISTEMA IMPRESA

17-01-2015

Lavoro, previsti 8400 nuovi occupati

La stima di Unioncamere. Tazza: «É cambiato il mercato del lavoro: occorre personale altamente specializzato, qualificato e mobile»




Le imprese vedono una svolta sul fronte occupazionale: tra gennaio e marzo 2015, il sistema produttivo intende assumere 209.700 persone; 201.300 sono, invece, le uscite previste. La differenza - 8.400 occupati - rappresenta i posti di lavoro aggiuntivi che verranno creati nei primi 3 mesi dell'anno. E' il risultato del monitoraggio trimestrale effettuato da Unioncamere e Ministero del Lavoro nell'ambito del Sistema informativo Excelsior. Apripista la Lombardia - e Milano in modo particolare - con un saldo attivo previsto di 9.300 posti di lavoro.



Il monitoraggio rileva anche un recupero delle entrate in valore assoluto, previste in aumento del 13,4% rispetto al primo trimestre 2014 e una risalita delle assunzioni con contratto a tempo indeterminato (45.600 quelle preventivate entro marzo 2015 a fronte delle 39mila dei primi tre mesi dello scorso anno).



Rispetto al 2014, inoltre, i saldi positivi si fanno più robusti in diversi comparti manifatturieri, soprattutto nella meccanica (5.300 i lavoratori in più da assumere) e nel comparto chimico-farmaceutico (+3.200) e, nei servizi, in quelli a maggior tasso di innovazione (servizi avanzati di supporto alle imprese +6.500 e Informativa e tlc +3.500).

Resta negativo il saldo atteso delle imprese minori (3.540 i posti di lavoro che andranno persi nei primi mesi del 2015), mentre riprende slancio la capacità di creare occupazione delle imprese di taglia superiore; è ancora in rosso il bilancio tra entrate e uscite di personale del Mezzogiorno (-3.390 il saldo), mentre nel resto del Paese, e soprattutto nel Nord-Ovest, il mercato del lavoro mostra segni di ripresa.

(fonte Repubblica 15.01.2015)

 

 

Intervista al Presidente di Sistema Commercio e Impresa, Berlino Tazza

 

Le previsioni di Unioncamere finalmente ci danno qualche segnale positivo.

D’altra parte, qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato i dati record della disoccupazione generale, attestata al 13,4% e di quella giovanile che ha raggiunto il 43,9%.

 

 

C’è chi sostiene che la maggiore responsabilità della situazione sia da attribuire alla crisi economica, chi alla mala gestione governativa. Ma c’è anche chi sostiene che il lavoro ci sia, ma non si vede – e a quanto pare la stima di Unioncamere non si allontana da questa prospettiva. Presidente cosa ci dice?

La sofferenza del sistema economico italiano è innegabile. La confederazione tocca con mano le difficoltà con cui devono scontrarsi, ogni giorno, le imprese. A sommarsi alla già precaria situazione, la pressione fiscale alle stelle, per PMI ma anche per i cittadini che hanno abbassato ancor più il potere d’acquisto delle famiglie con una conseguente, pesante contrazione dei consumi. La disoccupazione, prima causa di quanto detto, rappresenta senz’altro un aspetto da affrontare con urgenza, lo dimostrano i dati Istat. Tuttavia, le stime di Unioncamere ci confortano e fanno ben sperare nei confronti del futuro. Significa che lavoro c’è, non è nemmeno nascosto. Più verosimilmente è cambiato il mercato del lavoro, che esige personale altamente specializzato, qualificato e mobile.

 

 

Quali sono i settori ove pare estendersi la domanda?

Come confermano anche i dati Unioncamere, si riscontrano maggiori possibilità di impiego nella meccanica, nel comparto chimico-farmaceutico e nei servizi, con particolare riferimento a quelli avanzati, che richiedono maggior competenze in ambito di innovazione. Se scorriamo le varie inserzioni relative alla offerte di lavoro ci accorgiamo quanto la richiesta si focalizzi su figure altamente specializzate.

La formazione professionale e continua gioca un ruolo determinante a questo punto: l’aggiornamento costante e la specializzazione  permettono di stare al passo con i tempi e di giocarsi la permanenza nel mercato del lavoro.

 

 

L’era del posto fisso è dunque terminata?

Beh sicuramente le logiche del mondo del lavoro sono cambiate, come accennavo prima. Anche in termini di flessibilità e versatilità. Il recente Jobs Act, benché tenti di rilanciare la posizione del posto a tempo indeterminato, di fatto pone le basi proprio per una maggiore elasticità e  mobilità del lavoratore. Il consiglio è sempre il medesimo: se la formazione  o la riqualificazione professionale riescono a diventare una forma mentis, c’è speranza in termini di occupazione.

 

 

La bassa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro è confermata dall’ultimo rapporto della Commissione Ue sull’occupazione. Questione di politiche insufficienti?

Dal rapporto emerge che l’Italia ha il numero più basso d'Europa di laureati tra i 30 e i 34 anni, un fattore che di certo incide sulla disoccupazione giovanile e che necessita di ulteriori sforzi.

L'Italia è il Paese che, dopo la Spagna, ha perso il maggior numero di posti di lavoro negli anni della crisi (2008-2014). E’ un fatto che i Paesi che hanno investito in istruzione e formazione hanno visto il trend dell'occupazione migliorare, lo ha ribadito anche Marianne Thyssen, commissario al lavoro Ue ribadendo come nel nostro Paese l'investimento per istruzione e formazione sia scarso, così come scarso è il livello di istruzione terziaria. Diventa pertanto basilare attuare le riforme strutturali, prendere misure per sostenere consumi e domanda e soprattutto investire nel capitale umano con una migliore istruzione. 

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