martedì 28 giugno 2016

SISTEMA IMPRESA

19-01-2015

Backshoring, torna il rimpatrio delle produzioni

Tazza: «Ripartire dall’Italia, le PMI devono riscoprire la qualità»




Il Reshoring, ovvero il rimpatrio delle produzioni, è un fenomeno sempre più frequente in tempi di crisi.

Negli ultimi anni, infatti, molte aziende avevano fatto un passo indietro dopo aver scelto la strada della delocalizzazione. La scelta di rimpatriare è dettata dall'aumento dei costi del lavoro in Asia e dalla ripresa in America ed Europa, a volte invogliate anche da politiche fiscali e di semplificazione a favore delle imprese. 

 

I settori traino sono la moda e l’abbigliamento, il calzaturiero, l’elettronica, l’elettrotecnica e la meccatronica, ma anche l’automotive. Sono tante le piccole e medie imprese che rientrano o almeno contano sulle filiere back to Italy.

 

 

«Segnali positivi indubbiamente» commenta il presidente di Sistema Commercio e Impresa Berlino Tazza «Quello a cui assistiamo è un’inversione di rotta dietro la quale si nasconde una maggiore ricerca di qualità. Le imprese italiane, soprattutto relative a elettronica ed elettrotecnica, stanno riscoprendo il significato del produrre in Italia e quindi del Made in Italy. Secondo i dati più recenti, il 20% del back shoring è rappresentato dal settore dell’elettronica. Il fenomeno lascia ben sperare, ora è necessario che il governo, in maniera più decisa, riduca il cuneo fiscale, semplifichi la burocrazia e detassi gli investimenti soprattutto in ricerca e sviluppo».

 

 

«A determinare il rientro» prosegue il presidente Tazza  «per il 95% sono gli alti costi del trasporto del Paese di produzione al mercato di destinazione ; l’87% dichiara anche di essere rientrato per l’impatto positivo del Made in Italy e perché la qualità delle produzioni locali si è rivelata scarsa.

 

 

Il back shoring è uno degli strumenti per la crescita anche secondo la strategia Europa 2020 proposta dall’Unione Europea nel 2010. Oltre a essere un driver importante per la crescita economica Ue» conclude il presidente Berlino Tazza «deve diventare un asset di politica industriale di ogni Paese membro.  L’off shoring non è ovviamente un fenomeno da considerarsi concluso e i posti lavorativi rimpatriati non saranno mai pari a quelli delocalizzati, per tipologia e professionalità. Tuttavia i segnali positivi di rimpatrio impongono strategie atte a concentrarsi, di conseguenza, sul settore di Ricerca e Sviluppo di nuovi prodotti, oltre che sull’acquisto di macchinari e attrezzature adeguate anche qui in Italia. Si può ripartire anche da qui».

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