venerdì 01 luglio 2016

SISTEMA IMPRESA

20-02-2015

Istat, l’industria torna a crescere?

A dicembre, ordinativi + 4,5%




Balzo in avanti significativo per la produzione industriale italiana.

L'Istat ha reso noto che a dicembre gli ordinativi dell'industria italiana hanno registrato un incremento congiunturale del 4,5%, con un aumento dell'1,8% degli ordinativi interni e dell'8,1% di quelli esteri.

Nel confronto con il mese di dicembre 2013, l'indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 5,8%. L'incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+33,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (-34,9%). Cresce anche il fatturato, al netto della stagionalità, che aumenta dell'1,4% rispetto a novembre, registrando incrementi sia sul mercato interno (+0,8%), sia su quello estero (+2,8%).

Nell'intero anno 2014, rispetto al 2013, il fatturato segna un aumento dello 0,1%, sintesi di una flessione sul mercato interno (-1,2%) e di un incremento su quello estero (+2,9%).

(fonte – Repubblica 20 febbraio 2015) 

 

 

Commento Berlino Tazza, presidente di Sistema Commercio e Impresa

 

«L’industria è un traino importante per il nostro Paese e dall’industria dipende, a cascata, l’indotto di altri settori cardine della nostra economia, in primis i servizi. I dati Istat ci trasmettono un cauto ottimismo ed è corretto dare risalto a questo trend positivo. I nostri imprenditori devono poter prendere consapevolezza dei momenti di rilancio che, anche se in maniera ancora troppo incostante, caratterizzano il contesto sistemico di crisi. D’altra parte la fiducia è uno dei parametri “misurabili”, spesso motore del cambiamento e delle crescita dei paesi, tanto da stimolare molte imprese a intraprendere per restare sul mercato. Tuttavia, ancora molto resta da fare per rendere costante la situazione di crescita e poter parlare di ripresa. Le imprese devono essere alleggerite dal costo del lavoro e dal carico fiscale che restano ancora troppo onerosi».

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