domenica 26 giugno 2016

SISTEMA IMPRESA

04-03-2015

Piccoli passi in positivo

Disoccupazione in calo, Pil in crescita. Resta alta la pressione fiscale




Disoccupazione

La disoccupazione scende ancora a gennaio per il secondo mese consecutivo.

Tra fine 2014 e inizio 2015 c’è stato un segnale di miglioramento.

Ricordiamo che nel 2014 la disoccupazione ha toccato comunque livelli record. A gennaio, il tasso è sceso al 12,6% dopo il 12,7% di dicembre e nella fascia tra i 15 e i 24 anni si è arrivati al 41,2%, il minimo da agosto 2013. Anche l'occupazione è cresciuta, in modo quasi impercettibile rispetto a dicembre (+11 mila posti), ma in aumento dello 0,6% rispetto a gennaio dell'anno scorso. La percentuale equivale a 131.000 occupati in più. Sull'aumento dell'occupazione di dicembre è da tenere in considerazione che potrebbe aver influito il boom delle partite Iva (+76.000), scatenato dagli autonomi per evitare di incappare nel nuovo regime 2015. Guardando poi sia al quarto trimestre 2014 che all'intero anno appena trascorso, si nota che la ripresa in corso per l'occupazione riguarda soprattutto occupati a tempo determinato e part-time involontario (cioè non richiesto dal lavoratore ma imposto dal datore di lavoro), mentre i lavoratori "tipici", quelli che renderebbero più credibile la svolta, risultano ancora in calo.


Bisognerà dunque attendere i prossimi provvedimenti in agenda del Governo in materia di lavoro sono:

¾    piano per la banda larga

¾    scuola

¾    entrata in vigore vera e propria del Jobs act (il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, stima 150 mila posti in più nel 2015)

Tazza: «I dati rafforzano i segnali positivi e danno fiducia nei confronti del futuro dell’occupazione. Tuttavia non si tratta di numeri sufficienti a prospettare un significativo riassorbimento della disoccupazione e un deciso miglioramento sulla strada della ripresa. Ci auguriamo che i provvedimenti in agenda favoriscano una accelerazione degli eventuali effetti positivi. Occorre fare una riflessione: la crisi ha palesato in maniera inequivocabile la necessità di avere, accanto a misure di carattere assistenzialistico, provvedimenti operativi finalizzati a rendere  più efficiente e flessibile il funzionamento del mercato del lavoro. In tal senso il ricorso alla formazione continua da parte di molte imprese ha rappresentato una strada efficace sia per l’impresa che cerca rilancio della competitività, sia per le risorse umane che ci hanno guadagnato in spendibilità sul mercato del lavoro. Rendere ancor più all’avanguardia il sistema della formazione continua, in linea con le esigenze del mercato globale, potrebbe rappresentare una sfida per il futuro e la chiave di volta per agganciare la ripresa»

Pil

Come già annunciato, il Pil è sceso dello 0,4% nel corso dell'anno, portandosi sotto il livello del 2000, ma riducendo la caduta rispetto al -2,8% del 2012 e al -1,7% del 2012. A pesare sul calo è stato il crollo degli investimenti (-3,3%), sommato alla contrazione della spesa della pubblica amministrazione (-0,9%). Flessioni che la leggera ripresa dei consumi delle famiglie residenti (+0,3%) e la spinta dell'export non sono riuscite a controbilanciare.

Pressione fiscale

Nel 2014 il peso del fisco è tornato a salire, toccando il 43,5%.

In realtà, precisa il Ministero dell'Economia, da maggio a questa parte il cuneo fiscale si è ridotto grazie agli 80 euro in busta paga. Calcolandoli come effettivo taglio dell'Irpef e non come spesa sociale, come cioè li calcola l'Istat in base ai metodi di contabilità nazionale a livello europeo, la pressione fiscale è scesa al 43,1%.

Tazza: «I segnali che stiamo ricevendo, forse primo sintomo di un risveglio dell’economia del Paese, vanno ancor più valorizzati per non perdere occasioni: occorrono interventi significativi di riduzione fiscale per imprese e famiglie. Benché il bonus degli 80 euro vada nella direzione giusta, riteniamo debbano essere pensate misure più incisive se vogliamo produrre un effetto concreto sul rilancio dei consumi. Inoltre, è doveroso sottolineare come la misura abbia escluso i lavoratori indipendenti che rappresentano comunque una buona parte dei consumatori. Infine, non dobbiamo dimenticare che, seppur  certi dati siano confortanti dopo mesi negativi e provino a restituire un po’ fiducia nel futuro, non siamo ancora in grado di dirci fuori dalla minaccia della recessione».

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