sabato 30 luglio 2016

SISTEMA IMPRESA

17-03-2015

Expo alle porte, il Paese riparte?

Tazza: «Expo è un’opportunità, non la meta. Continuiamo a lavorare per il domani con le premesse di oggi»




Meno quarantaquattro giorni a Expo Milano 2015, da molti considerata una grande opportunità non solo per la Lombardia ma per tutto il Paese. Abbiamo parlato di questo e - più in generale - dello stato dell’arte dell’economia in Italia con il presidente di Sistema Commercio e Impresa, Berlino Tazza.

 

 

Presidente, tra poche settimane verrà inaugurato Expo Milano 2015. Cosa c’è in gioco?

L’Esposizione Universale attende venti milioni di visitatori che bisognerà sapersi conquistare. Abbiamo una carta da giocare ogni cento anni, l’ultima Esposizione Universale a Milano risale al 1906 e aveva come tema i trasporti.  Expo sarà un’opportunità unica di mettersi in mostra, per la Lombardia e per il Paese in generale. Molte città italiane si sono già organizzate per agganciarsi a Expo predisponendo programmi straordinari che abbiano come macro argomento le tematiche principali dell’Esposizione Universale: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.  Il settore alimentare e l’indotto da esso generato rappresenta – da sempre - una nostra eccellenza riconosciuta nel mondo. Non possiamo fallire.

 

 

La rassegna espositiva mondiale avrà effettive e benefiche ricadute sul Paese?

Expo 2015 è un’occasione che dobbiamo saper cogliere consapevoli che i buoni frutti non verranno raccolti nell’immediato futuro, ma più in là nel tempo. Dobbiamo viverla come un’opportunità che ci diamo per venire riconosciuti come Paese avanzato e produttivo nonché appetibile anche in termini turistici. Il turismo stesso potrebbe fare da traino per uscire dalla crisi, tutti gli attori in campo sul tema - dagli operatori veri e propri alle forze politiche, alle associazioni di categoria – devono saper convergere nello sforzo comune e condiviso di rilanciare l’immagine dell’Italia.

 

 

Si avvertono sempre più spesso, da parte di alcuni economisti, toni ottimistici riguardo alle prospettive di crescita economica del nostro Paese. Non accadeva da diversi anni.

I toni ottimistici fanno bene e rimpolpano il clima di fiducia. Tuttavia considerarci fuori dal pericolo recessione o parlare di una buon crescita stabile è ancora estremamente prematuro. Bisogna rendere operative e attuare le riforme. Proprio in questi giorni il presidente dell'Inps Tito Boeri ha parlato di 76 mila imprese che hanno fatto richiesta di decontribuzione per assunzioni a tempo indeterminato - tra il primo ed il 20 febbraio - come previsto dalla legge di stabilità. Se così fosse le persone coinvolte dalle assunzioni dovrebbero essere molte di più. Attendiamo la fine del mese quando – come annunciato dallo stesso Boeri – dovrebbero essere diffusi  i dati sul numero delle assunzioni fatte dalle imprese con l'incentivo triennale sui contributi Inps previsto per i contratti a tempo indeterminato fatti nel 2015. Se le previsioni fossero corrette, potremmo cominciare a salire di un’asticella in merito all’ottimismo.

 

 

L'Istat parla di un PIL che dovrebbe tornare a salire. Sembra che il clima di fiducia delle imprese italiane sia in crescita, così come la produzione industriale. E' proprio così? Stiamo, se pur faticosamente, cominciando ad uscire dalla crisi?

Il clima di fiducia è una cosa. I dati sulla crescita industriale un’altra. A gennaio siamo tornati a scendere, sintomo che l’oscillazione è ancora continua e di quanto sia ancora difficoltoso fare affermazioni “stabili”. Indubbia la scossa, rispetto al precedente biennio che, al contrario, non lasciava trapelare certo numeri confortanti.

 

Jobs act. La riforma garantirà effettivamente quei benefici che il Governo ha promesso?

Non a breve. Il Jobs Act è una riforma significativa che riscrive le norme che regolamentano il mercato del lavoro. Semplificare il diritto del lavoro con la riduzione delle tipologie contrattuali  scoraggiando, al contempo, l’applicazione dei contratti a tempo determinato e inserendo nuove disposizioni sui licenziamenti, implica, in primis, una rivoluzione culturale per le imprese e per i lavoratori.

 

 

I consumi. Il 2015 vedrà risalire il potere di acquisto delle famiglie e il conseguente rilancio dei consumi?

Vede, la ripresa dei consumi è l’ultimo anello della catena. Se le previsioni sono esatte, se l’applicazione delle riforme permetterà alle aziende di diminuire i costi e possibilmente di assumere, allora probabilmente anche i consumi si riprenderanno. Sulle tempistiche non è possibile fare previsioni. Di certo questo periodo di stallo ci ha insegnato ad essere accorti e lungimiranti.

 

 

Quali sono gli asset su cui devono puntare le imprese?

La formazione, indubbiamente, e poi innovazione e internazionalizzazione. Ormai è necessario specializzare la propria formazione professionale e investire in modalità innovativa per essere competitivi su un mercato, sempre più globale. Ribadisco, l’Italia possiede un grande potenziale, spesso mal utilizzato.

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