venerdì 27 maggio 2016

SISTEMA IMPRESA

29-05-2015

Aumenta del 10% in 10 anni la quota di export italiano sul lusso e l’«alto di gamma»

Il rapporto di Intesa Sanpaolo sui settori, su auto ed elettrodomestici




Riposizionamento su vasta scala della nostra industria manifatturiera?

L’Italia ha virato sapientemente verso l’alto di gamma e destinazioni commerciali più remunerative.

In dieci anni è aumentata di circa il 10% la quota di esportazioni a più alto valore aggiunto (dal 31% al 40%) meno aggredibili dalla contraffazione e meno esposte alla concorrenza globale sulla leva del prezzo.

 

La crescita del manifatturiero in realtà sarà ben superiore della prevista crescita del prodotto interno lordo. L’ipotesi - per il 2015 - è di un aumento del fatturato del sistema manifatturiero dell’1,8% con un guadagno di oltre 13 miliardi di euro.

Previsione attribuibile - spiegano da Intesa Sanpaolo, che si è occupato del rapporto sui settori, su auto ed elettrodomestici – sia a fattori esogeni e ciclici, come a esempio la svalutazione competitiva dell’euro nei confronti del dollaro, deprezzamento del petrolio e tassi bassi per effetto del quantitative easing della Bce, sia a effetti endogeni derivanti dal bonus fiscale 80 euro e dalla riforma del lavoro che ha introdotto maggiori elementi di flessibilità in uscita.

Motivazioni, soprattutto le prime, che non permettono troppi slanci di entusiasmo per una vera ripresa «strutturale».

 

La novità  però sta nella «progressiva e piena» ripresa della domanda interna di consumo di beni durevoli, trainata soprattutto dalla ripresa dell’auto e di veicoli industriali.

Il rapporto di Intesa San Paolo ne attribuisce la causa ai sette anni di Grande Crisi che hanno comportato un’obsolescenza di elettrodomestici e automobili, tale da non poter più procrastinare il ricambio. Certo è che la componente di export è comunque irrinunciabile e sembra giovarsi di una maggiore contaminazione dell’imprenditoria femminile nell’industria manifatturiera. Rilevazione di genere che riflette migliori «soft skills» come l’internazionalizzazione, l’innovazione e il marketing.

 

(fonte Il Corriere della Sera)

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