domenica 26 giugno 2016

SISTEMA IMPRESA

17-06-2015

L’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro

Tazza: «Sono molte le perplessità in merito»




Lo schema di decreto attuativo del Jobs Act dispone il riaccentramento delle competenze in materia di organizzazione e gestione del mercato del lavoro: sarà l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro ad avere il ruolo di  coordinamento della rete dei servizi per le politiche del lavoro.

 

Come presidente dell’associazione datoriale Sistema Commercio e  Impresa,  debbo esprimere non poche perplessità.

 

Quella più viva è dettata da un’evidente invasione delle prerogative costituzionali riservate alle regioni. Prevedere un’azione di riaccentramento prima di aver modificato il titolo V della Costituzione ha costretto il governo ad adottare delle formulazioni di salvaguardia, dando così l’impressione che vi sia la consapevolezza di un’ingerenza che si poteva evitare. Infatti, il decreto disegna un modello di organizzazione del mercato del lavoro, definendone strutture e funzioni, anziché limitarsi a definire i livelli essenziali delle prestazioni in armonia con il dettato del titolo V della Costituzione.

 

Quanto all’introduzione di innovazioni in materia di fondi interprofessionali, anche qui le perplessità sono parecchie.

 

Il governo, definendo fondi pubblici gli enti bilaterali interprofessionali, nega, ancora una volta, quanto già stabilito dal Consiglio di Stato: “Tanto l’origine quanto la destinazione e le modalità di gestione dei finanziamenti sono di natura privata”, situazione che continua a creare incertezze.

 

Il governo, poi, porrà ai fondi degli obiettivi annuali sulla formazione da finanziare in merito alle categorie di soggetti destinatari, dando l’impressione di voler ingerire anche nelle scelte politiche e strategiche che spettano agli organi di governo dei fondi. Questi ultimi, lo ricordo, sono assoggettati al controllo del MLPS, che esprime il presidente del collegio sindacale e che si avvale di società specializzate nelle verifiche dell’utilizzo del gettito derivante dal contributo contro la disoccupazione involontaria a carico delle azienda (0,30% del monte salari).

 

Auspichiamo dunque che l’iter dello schema di decreto legislativo attraverso il confronto nelle Commissioni parlamentari e con le Regioni possa evidenziare e superare i molti punti di criticità.

 

 




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